Superfici nere 1975 |
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| ……. le Superfici nere rivelano in successione e nel giro di pochi anni, una scelta di campo mai più abbandonata: quella di un universo parcellizzato di micromodelli geometrici conseguenti alla dissoluzione del Neoplasticismo, sotto gli assalti di ogni rígenerazione neoespressionista e comunque di palingenesi variamente pittorica. Con le textures minimalìste o i rovesciamenti della prospettiva rinascimentale è evidente che Ulivi ha voluto far suo l'uso di una grammatica che tende a equilibrare la libertà del segno e la voluttà dei colore mediante regole che ne correggono gli eccessi e le derive. Anticipando l'ormai inflazionata concezione reticolare dei sistemi comunicativi telematici, Ulivi usa precocemente in senso pittorico plastico trama e ordito, come assi ordinatori dell'immagine, che nella rete rigida si offrono con valenza di strutture spaziali. Oltretutto, l'uso della prospettiva rovesciata nelle Superfici nere, nel ribadire quel 'quantum' geometrico a cui, si diceva, egli è devoto, denota un'ulteriore intuizione anticipatrice di un dibattito che si farà più acceso qualche anno dopo con l'uscita dell'edizione in lingua italiana dei saggio di Florenskij sull'argomento.
Bruno Corà
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