indietro  Opere 2000
Descrizione:
-L’Araba Fenice- Il 2000 è stato un anno cruciale, per Ulivi. Un anno di sintesi di temi e motivi affrontati negli anni precedenti ed ora rivisti in una prospettiva globale in cui il già ricordato autocitazionismo si fa stimolo per soluzioni formali ancora diverse. Il comune denominatore delle varie esperienze- con l’unica eccezione di “Segni nello spazio” – è un ritorno alla superficie, ad una bidimensionalità in cui il fondo entra, come di consueto in risonanza dinamica con i vari materiali che su di esso e con esso si legano in forte interagenza. Ma, nelle opere di questo periodo, tale fondo assume un aspetto complesso : le pagine manoscritte, nella loro eleganza e diversità grafica, sono ricche di echi e rimandi e alludono ad una realtà – concreta e spirituale – che va al di là del presente e dell’artista per legarsi ad un passato e ad un’alterità anonima, ma con forti connotati individuali. La scrittura, inconsueto collage di realtà diverse, nella sua diversità grafica richiama il consueto dialogo che Ulivi cerca sempre di instaurare con l’altro; sia- questo altro- un materiale, una forma, un frammento di spazio : mai presente in modo “ assoluto” , ma come elemento di un rapporto relazionale e sistemico, altro che , tuttavia, è accettato e rispettato nella sua alterità, nella sua “diversità” e nel suo vissuto. E’ la stessa disposizione con cui Ulivi si pone in relazione con i materiali diversi presenti in queste opere: frammenti di oggetti, trovati, inseriti nel circuito sistemico dell’opera così come si trovano con la loro vita nascosta ed allusa ; che è, poi, la vita nascosta e allusa nei fogli manoscritti sui quali la mano dell’artista dispone frammenti metallici o note di colore – ora cupo ora squillante- senza ulteriori interventi. Ulivi sembra eclissarsi, in questi lavori: attento com’è al dialogo tra i materiali e le forme. Senonchè la sua individualità e la sua identità riemergono evidenti nei piani compositivi delle opere, in quella misura che sa creare equilibrio dagli squilibri parziali ed in quei tratti morfologici così “suoi” , così riconoscibili “ ( i listelli metallici, i tasselli cromatici, i frammenti di gabbie, il geometrismo rigoroso ma mai definitivo) “; cosicchè un occhio attento non può non percepire quella sintesi dinamica sottolineata all’inizio, quel “tirare le fila” di una ricerca iniziata lontano. In più, in queste opere, emergono alcuni elementi sottolineati con nuova forza: una disposizione allusivamente narrativa e velatamente ironica che trascende il piano personale ( si pensi a “Ti ricordi di Isadora” ed al ruolo protagonistico della “sciarpa “in pvc oppure a “Lui e Lei e un po’ di ironia” ); un gusto artigianale per il recupero di materiali poveri ed il loro calore cromatico: Un’apertura più serena al mondo e all’altro, un livello interiore che appare più consueto e placato. L’insistenza sul tema della LUNA, formalmente libera da qualsiasi costrizione ( le gabbie metalliche!!!) o il recupero di cromatismi decisi sembrano suggerire infatti una visione più fiduciosa dell’arte e del ruolo dell’artista; di questo artista inquieto, mai pago dei suoi temporanei punti di approdo ma estremamente coerente e lineare nelle sue ricerche: ricerche di spazio e di dialogo nello spazio – sempre tese ad evadere dai territori dell’arte per esplorare quelli, più complessi e labirintici, della vita in tutte le sue possibili sfaccettature. (segue) Anna Brancolini
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