Piero Dorazio
Occasioni e labirinti
Se non fosse per i loro colori dissonanti e intensi fino al massimo della loro lunghezza d'onda, i quadri di Giorgio Ulivi sembrerebbero a chi segue piuttosto i capricci del gusto invece della permanenza dell'arte, dei quadri fuori tempo, estranei cioè alle mode dei nostri giorni.
Certo, in un ventennio che ha favorito e imposto dei prodotti artistici fatti più spesso con materiali grezzi o " ready made", una pittura così raffinata, precisa e dichiarata, non può non sembrare un risultato difficile da omologare. Si tratta di una pittura fatta soltanto per gli occhi, per le sensazioni visive, quelle che gli impressionasti chiamavano "petites sensations, di una pittura moderna, cioè affrancata da qualsiasi soggezione alla letteratura, da qualsiasi dipendenza dalla parola, di una pittura veramente libera: Ulivi lavora in silenzio, controcorrente non segue la moda né i centri, dai quali viene distribuito il successo a piene mani a chi è disposto a seguire la potente reazione in atto, contro le conquiste fatte dal modernismo e dall'astrattismo, dal dopoguerra in poi. Perché è innegabile che da oltre un ventenni, la cultura artistica internazionale ufficiale è nelle mani dei mercanti, di critici d'arte compiacenti, di direttori di Musei alla ricerca della novità per ogni stagione, di giornalisti, di speculatori e investitori. di coloro i quali vengono definiti a New York, i "taste makers" ovvero i manipolatori del gusto. Questi sono però fenomeni di natura culturale e sociologica piuttosto che creativa e riguardano semmai, quegli artisti i quali operano appunto in funzione degli aspetti contingenti della cultura e non i pittori saldamente legati alla tradizione del linguaggio moderno e alle sue profonde innovazioni, come Giorgio Ulivi. Una sua tela a fondo blu o rosso con quelle strisciate di luce che contengono lo scatto repentino di lampi gialli e verdi e turchini, il dinamismo di quelle immagini, sono proprio l'emblema di quell’eredità che da Cèzanne a Balla a Mondrian ancora porta vitalità alla pittura di oggi.
La ricerca visiva e pittorica di Ulivi si articola intorno al rapporto struttura/colore, essa vuole analizzare all'interno delle soluzioni linguistiche già note in modo sottile, le infinite variabili di quelle funzioni nelle quali i termini s’invertono: colore come struttura, ovvero struttura come colore. Non si tratta certo di illustrare queste teorie, bensì di realizzare degli effetti pittorici e cromatici emozionanti i quali manifestino per mezzo di una forma di energia radiante, la poetica dell'artista. E se intendiamo per poetica un complesso di elementi portanti nella struttura di un'opera d'arte, non si può evitare il discorso sul metodo perché proprio nella ricerca del metodo e nelle varianti che di volta in volta si presentano agli occhi dell'osservatore proprio nella fattura pittorica di ogni quadro, consiste il messaggio di Ulivi. L'Estetica dal greco "aistesis" non è più un'idea Kantiana del bello, né una teoria artistica, ma tornando al suo significato originale, semplicemente l'esperienza percettiva di un insieme di sensazioni in rapporto con fondamentali articolazioni della coscienza e dei pensiero. Come tutta l'arte astratta, la pittura di Ulivi si rivolge a quelle funzioni del cervello tuttora studiate ma ancora indefinite che Kandiskij definiva con la parola "Spiritualità".
E' meglio però non confondere questo genere di esperienze con il misticismo poiché qui il procedimento si svolge al contrario, cioè partendo dalle sensazioni del reale esso arriva, allo spirito.
Il lavoro di Giorgio Ulivi è affascinante soprattutto dal punto di vista della tecnica, ogni quadro esprime la sua maestria di pittore per mezzo della sua personale visione di questa tecnica, semplice e antica che per sua mano si rinnova ancora e aspira a diventare simbolo del prossimo secolo.
Piero Dorazio
( per il catalogo" Occasioni e labirinti" Pistoia 1989)
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