Anna Brancolini

G. Ulivi - Geometrismo e libertà

Un rigoroso lavoro sulla forma sono le opere che, in uno strettissimo dialogo con il fondo della tela vivifícato da quasi impercettibili fremiti chiaroscurali, oppure, in una dimensione più autonoma, immersero nello spazio fisico, concretano dell'ambiente con uno status esistenziale nuovo per le ricerche finora perseguite dall'artista, presentano forme geometriche controllatissime che s’impongono decise alla percezione visiva dell'osservatore.

Il triangolo era già stato oggetto d’indagine nei lavori precedenti e rappresenta una stimolante conquista rispetto alle barre, ai rettangoli, ai trapezi che ritagliavano lo spazio della loro esistenza sulle superfici monocrome. Frutto del problema del "capolinea", evidenzia la volontà di ottenere, con la presenza del vertice, un ritmo più fermo, bloccato, in un lavoro permeato dalla ricerca di una ritmicità profonda e sentito indubbiamente in chiave musicale.

Ad ogni modo, non si può parlare di una vera e propria cesura con i lavori precedenti: la ricerca di Ulivi è un lungo percorso fatto di piccole tappe che, in qualche modo, si concatenano l'una all'altra, dalle iniziali ricerche espressioniste, agli oggetti, alle reti, alle gabbie ..... via via fino alla necessità di abbandonare il racconto a favore di un'arte più allusiva e più composta nello stesso tempo.

D'altra parte Ulivi vive il lavoro come una fuga in avanti e, talvolta, nelle sue parole par quasi di percepire una sorta di rimpianto per un presente non assaporato in tutta la sua completezza, come se il "girare intorno all'opera" fosse una stasi non concessa all'artista dalla sua natura inquieta e problematico.

E' certo tuttavia che la curiosità, in senso positivo, è la molla primaria dei suo lavoro, la spinta dinamica: cosa c'è

oltre il presente può essere inaspettato, ma l'uomo deve cogliere quell'oltre, se vuole tenere fede alla sua natura, se vuole operare con intelligenza. Il percorso di Ulivi potrebbe essere illustrato con la metafora del "dietro l'angolo"- ed ecco dunque l'importanza concettuale delle nuove forme indagate ! -

Che cosa c'è dietro l'angolo è un punto interrogativo capace anche di generare ansia o tormento, ma Ulivi vuole

sapere - o cercare di sapere - la risposta ai molti interrogativi che si presentano lungo il cammino, proprio perché l'inquietudine è il suo modus vivendi e la tensione al futuro la sua dimensione perenne.

Proprio per questo la geometria - intesa come regola e punto fermo, in perfetta sintonia con il rigore che caratterizza Ulivi come artista e come uomo - non genera freddezza : basterebbero a dimostrarlo le componenti emotive del colore, i dolcissimi brividi delle sfumature, quelle campiture cromatiche ben definite, perentorie quasi nel loro più ampio dispiegarsi ma che poi convergono nella luce del bianco e così si annullano, si vanificano, si spengono, come i rumori ed i suoni della natura; tutto diventa suggestivo silenzio; ed è il silenzio - il vertice - un silenzio ricco di echi, ad indicare la strada ... Ma basterebbe a dimostrarlo anche il rapporto di affetto che Ulivi ha con i materiali, quel suo ricercare - con la tela - una sintonia tattile che corrisponda ad uno stato emozionale diventato imperativo per la creazione, quel suo trattare il fondo - nelle superfici bidimensionali - con velature che tradiscono un rapporto artigianale, vivo, con la superficie e la ricerca di un calore frutto dei rispetto dell'altro; per questo il materiale cessa di essere l'inerte scenario delle proprie pulsioni e si fa interlocutore, essere vivente e, come tale, rispettato nella sua dignità: il lavoro non è imposizione ma dialogo.

Un dialogo anche con i meandri del proprio io: la genesi di questi lavori apparentemente così decisi sono alcuni segni su un foglio di carta, secondo il modo di procedere tipico dell'informale. Nella successiva rilettura 1 'obiettivo è di individuare una possibile scrittura interiore; anche schizzi di altri , di Lèger ad esempio, possono servire allo scopo e questo a testimonianza dei rapporti strettissimi che legano Ulìvi alla tradizione: ma la scrittura prescelta è un percorso individuale, originariamente rivissuto e ricreato. Solo labilissimi echi possono permanere delle suggestioni primarie, echi che sfumano nel momento stesso in cui si presume siano il punto di partenza del lavoro.

Lavoro quindi vissuto emotivamente nella sua creazione, anche se poi rinuncia il voluto distacco: la proiezione delle forme prescelte sulla tela, la correzione di certi equilibri nel passaggio piccolo-grande, il disegno con la matita bianca e, infine, la pittura delle forme, su un fondo ormai vivente nel suo status cromatico...

La meditazione, la razionalità sembrano prendere così il sopravvento ... Ma perché Ulivi - nelle superfici

bidimensionali - nel suo ricercare un elemento di contrasto o di raccordo con il fondo, nota dominante, inizia con il rosso? E' la trasgressione, il prorompere della vitalità la lotta contro le regole?

E' il colore della forza viscerale, la bandiera degli istinti più liberi, l'urlo nel silenzio?

Non è facile dirlo ....

Certo è, tuttavia, che Ulivi è un artista della contraddizione e se la impone come stimolo creativo: divertimento e ansia coesistono nel suo fare arte creando una mescolanza particolarissima di elementi che si risolvono tuttavia in fermenti sempre vivi, in un discorso mai concluso, mai definitivo, ma ricco di varchi, di aperture.

Afferma l'artista: Quando dipingo sono emotivamente nel quadro, ma c'è un altro Giorgio, un altro Ulivi che mi osserva con lucidità, con autocritica ... Anche la sfumatura, nel suo calore, vorrei che fosse più fredda possibile, forse perché la sfumatura è avvertita come troppo morbida, troppo poco controllata, ma, frutto dei percorso della mano sulla tela, non potrà mai essere veramente fredda, si velerà sempre di impercettibili ombre e luci...

Immersione emotiva nella forma e nel colore e lucido distacco si intersecano dunque attuando una composizione del dissidio da ricreare volta per volta, momento per momento.

Proprio per questo suo io dimidiato l'artista o il pittore con le forbici, come si definisce, ama la linea curva: ma questa linea non c'è mai nelle sue opere ... Viene ricercata attraverso la linea retta, ma il raggiungimento si allontana sempre su un percorso apparentemente illimitato.

Potrà essere recuperata dall'invisibile linea tracciata nello spazio dall'esplosione delle forme? Ma la forma raggiunge la curva negandosi come tale, diventando frammento di spazio...

La curva è comunque il femmineo, la dolcezza, lo sfumato ... ricerca, dunque, di una nuova alterità, sorta di auto negazione per arrivare a che cosa?

Senza dubbio alla libertà, alla libertà anche da se stessi.

Il geometrismo di Ulivi - se si sa guardare al di là delle apparenze - si risolve infatti in un anelito alla libertà, allusa dall'apertura delle forme nelle grandi superfici bidimensionali presenti in mostra, dal gioco volumetrico ed emotivo del colore e dalle sfumature che - nel momento in cui annullano il colore in un sussurro di bianco - lo negano nella sua essenza, lo avvolgono in un atmosfera di allusività e di inespresso.

Ma la sfumatura è importante anche da un altro punto di vista.

Iniziata con i primi lavori assoluti come scelta necessaria per arricchire una tavolozza povera, come strategia dunque, per allungare la lunghezza d'onda dei colori, in realtà si fa interprete di quella tensione al futuro che caratterizza l'arte di Ulivi e che si identifica, in questo momento, con la volontà di uscire dal quadro, dalla superficie per muoversi verso un'oggettualità della forma realizzata dalle ultime due, grandi installazioni presentate.

Non si confonda tuttavia la ricerca della sfumatura con la volontà di legarsi alle leggi della prospettiva, rinnegando così 60 anni di storia della pittura; la sfumatura è solo la concretizzazione dell'oltre, volontà di superare il limite, quella volontà cui, nelle superfici bidimensionali, alludono i vertici delle forme che toccano il bordo del quadro e sembrano quasi volerlo forare per perdersi nello spazio circostante.

D'altra parte Ulivi - l'abbiamo detto - è l'artista della contraddizione; perciò, in opere bidimensionali cronologicamente vicine a quelle presentate in mostra, troviamo, all'opposto, forme che gioiscono dei limiti del quadro, dell'alto e del basso, dei segmenti che le avvolgono, di uno spazio, in definitiva, che non deve essere immaginato, ma vissuto.

E spazio vissuto è il fondo, in queste superfici - lo rivelano gli impercettibili fremiti chiaroscurali di cui prima parlavo - presenza non inerte né neutra perché esalta la forma e con essa entra in risonanza.

Il fondo - come afferma Ulivi - talvolta è il vuoto; e, per un artista per il quale il vuoto è soprattutto il non colore, non poteva che prevedersi lo splendido atto liberatorio delle due ultime installazioni: il fondo è scomparso, la pura forma - ora più raccolta in se stessa, quasi per timore di esprimere il suo essere, ora esplosa per estendere dinamicamente tutta la forza del suo messaggio - rifiuta uno spazio fittizio per stagliarsi nello spazio reale, enfatizzando tale spazio nel momento in cui ricerca uno status autonomo.

Si può dire pertanto che Ulivi ha intrapreso una strada particolarissima per trovare un "segno" libero senza cadere nelle suggestioni dell'informale, lui che tuttavia ama Twombly proprio per la sua grande libertà segnica.

Ma questa libertà sembra averla raggiunta - paradossalmente - mediando rigorosità, geometrismo ed emozione e facendo convogliare, nelle ricerche in atto, non soltanto il suo passato di artista (si veda quanto prima si è detto sulla genesi di questo lavoro e sul tipo di percorso segnico che ne costituisce l'ipotetico, indicativo "progetto"), ma anche le suggestioni di esperienze passate, da Matisse alle avanguardie, rivissute in piena autonomia: il passato - e Ulivi ne è ben consapevole - non annulla, ma fortifica la libertà che non nasce dall'ignoranza. Ma dalla conoscenza, senza la quale è atteggiamento gratuito, puro velleitarismo; in definitiva, il niente

E la libertà lo porta dunque al volume, all'oggetto.

Per questo il bordo aveva così tanta importanza già nelle superfici bidimensionali.

I bordi sono il legame tra il davanti e il dietro; ma il dietro, per Ulivi, non è quello che il davanti nasconde, è la sua conseguenza e pertanto non deve tradirlo, deve rispondere a quei requisiti di rigore e di fermezza espressi dal gioco di forme e colori.

Il quadro diventa così una totalità organica che rifiuta gli inganni dell'apparenza e si pone nello spazio con una misura che lo coinvolge tutto intero, diventando oggettiva e tattile, oggettuale; d'altra parte il bordo è il passaggio all'oggetto, è l'elemento che - anche in un quadro" tradizionale" - nega la bidimensionalità. La cura riservata dall'artista a questa parte del tutto non poteva che determinare quello scatto in avanti costituito dal libero geometrismo spaziale degli ultimi lavori.

Nei trapassi armonici che legano le varie tappe si individua pertanto - in quest'artista che vive l'inquieta condizione tra la regola e la non regola - una visione essa stessa armonica dell'arte, serenamente fíduciosa, anche se consapevole della negatività e della difficoltà di equilibrare i frammenti in un tutto: passato e presente si mediano con misurata discrezione, le suggestioni culturali e formali - fin dagli echi luminosi delle decorazioni geometriche nella cappella del Pinturicchio, a Siena, fondamentali per l'intuizione delle installazioni - si stemperano ìn un gioco nuovissimo di interazioni formali, di una forma che non è decorativismo, ma traduzione cromatica di una scrittura interiore e, come tale, materializzata nel colore frammenti dell'io, la parola e il silenzio, il dolore e la gioia...

Ma i colori - nel loro richiamarsi a Matisse - sono un inno alla vita: dal rosso, momento centrale, rampollano l'arancio, il verde, il blu, colori caldi e freddi secondo la tensione interiore, ma colori vivi, esaltati, tecnicamente, dalla personale misura di alkidico e olio; colori anch'essi senza mezzi termini, usati così come escono dal tubetto per un rifiuto del tonalismo avvertito come disposizione umbratile, forse ambigua. D'altra parte la sfumatura e il gioco della composizione consentono cromatismi personalissimi e infiniti, così come infinito sono i suoni con le sette note musicali e determinano quella dialettica tra il dentro e l'oltre (a livello formale) che richiama, in aspetti del tutto nuovi, gli effetti ottici di opere precedenti. Come affermare che, anche da questo punto di vista, la forma contraddice se stessa, dà la sua essenza non come dato certo ...

Da questo punto di vista significativo è il titolo globale del lavoro - Speculum - che sottolinea l'idea della continuità e, nello stesso tempo, quella dell'alterità in un gioco raffinatissimo do rimandi.

1 quattro pezzi presentati in mostra sono infatti frammenti di un unico discorso spaziale: i cromatismi dei triangoli della superficie a fondo argento ritornano nell'installazione più chiusa allo spazio, ma si presentano in una composizione più disarticolata, non mimetica; quelli della superficie a fondo velato rosso ritornano nelle forme "esplose" ... forse perché' il calore del rosso meglio si presta ad una ricerca di libero geometrismo, a un dialogo più arioso con lo spazio?... E la relativa freddezza dell'argento suggerisce un maggior raggrumarsi in se stesso?

Sembra ritornare la consueta dialettica.

Ma tutto il lavoro vive di gioia: i colori caldi hanno il sopravvento, dal giallo a tutta l'estensione dei rossi... solo, per contrasto, il blu, il viola, il celeste... dolcissimi tuttavia nelle loro sfumature, nei loro chiaroscuri...

E' che il lavoro vive delle tensioni dell'artista, è veramente il suo specchio. Speculum è titolo significativo dunque - ribadiamo - non soltanto per evidenziare questi fili che partono dalle superfici bidimensionali per arrivare alle pure forme, ma anche per mettere in luce l'interiorità di questa scrittura e quella dialettica tra realtà e sogno che pervade tutto il lavoro.

Ulivi negli anni settanta ha già lavorato con specchi o superfici riflettenti e l'esigenza non era tanto quella del doppio o del rapporto tra vero e falso quanto quella del superamento del limite: la superficie riflettente permetteva il recupero della brillantezza negata dalla relativa opacità dei colore e, nello stesso tempo, l'immagine creava in se stessa una nuova spazialità, quella del riflesso, l'oltre della superficie: Ad Ulivi pittore che vive con inquietudine la sua pittura la spazialità consueta appariva stretta, troppo piatta, troppo legata alla superficie. Sensazione rimasta anche in seguito, anche nei lavori recenti ... se si vuole, la sfumatura stessa è già lo specchio... viaggio nell'oltre...

E cos'è lo specchio per Ulivi?

Il proiettarsi in una realtà di sogno, di favola, dove tutto è concesso. Non è amato in se stesso; è amato per ciò che ha dietro, per ciò che non si può vedere, per la smaterializzazione del reale. E dunque anche nei quattro pezzi di Speculum abbiamo la realtà e il sogno - le installazioni - ingigantisce la forma e nello stesso tempo, ne esalta il rigore e l'estrema concisione.

Ma il sogno non è libertà?

Non è anche possibilità di crearsi un mondo secondo i nostri desideri?

Un mondo sempre nuovo ... e così le installazioni instaurano con lo spazio un dialogo mai uguale, si creano volta per volta un equilibrio diverso ... possono aprirsi varchi maggiori nel vuoto o serrare il vuoto nella girandola dei colori... il dialogo è aperto, ma avviene con compostezza, con grande senso della misura.

Un mondo sempre nuovo ... e così le installazioni instaurano con lo spazio un dialogo mai uguale, si creano volta per volta un equilibrio diverso ... possono aprirsi varchi maggiori nel vuoto o serrare il vuoto nella girandola dei colori... il dialogo è aperto, ma avviene con compostezza, con grande senso della misura.

Speculum ci fa vedere così che la libertà è una conquista mentale frutto di consapevolezza e di equilibrio per generare nuove consapevolezze e nuovi equilibri; una conquista che interessa l'Uomo tutto intero, con il suo raziocinio e il suo sentimento, con le sue ansie e le sue gioie, anche con il germe fecondo del dubbio; una conquista da attuare nel rispetto dell'altro, delle varie parti del tutto mediante il rifiuto di ogni esteriorità, superficialità o velleitarismo. La forma si rivela così sempre comportamento, autodisciplina capace di armonizzare, nell'io, le varie pulsioni per presentare sulla scena del mondo un messaggio che cooperi alla costruzione di un nuovo futuro. Futuro che deve nascere non dalla cancellazione degli opposti, dei diversi, della realtà e del suo riflesso. E l'armonia non è facile, ma spesso tormentosa e lacerante conquista...

E' chiaro pertanto che le opere di Ulivi, se pur non sono "a tema", sono chiaramente "in tema" per quest'iniziativa: e, in maniera allusiva, ci propongono un messaggio di un'eticità vissuta a tutto tondo mentre, con la discrezione che le caratterizza, le forme "invadono" lo spazio: ma è un'invasione non aggressiva, lo spazio non viene negato o stravolto, entra nel circuito vitale mentre le forme sbocciano nei loro volumi come inno alla creatività.



Giorgio Ulivi Nella temporanea compostezza della forma, l'inquietudine, il dinamismo, la libertà.

Nella recente personale di Giorgio Ulivi presso il Centro culturale di Arte contemporanea Sincron di Brescia - l'impeccabilità e la rigorosità formale si fanno traduzione visiva di varie pulsioni interiori, tese ad esprimere la continua tensione verso un equilibrio organico che sintetizzi elementi molteplici.

Colpiscono le note cromatiche prorompenti di una vitalità tipicamente mediterranea e matissiana, aliene da un tonalismo avvertito come soluzione ambigua di una ricerca che predilige una luminosità forte eppure dolce, là dove i colori - pochi e ricorrenti - sfumano spesso in un bianco impalpabile che si apre allo spazio e vi si perde come il suono si spinge e si annulla nel silenzio.

E' in effetti il problema dello spazio il nodo centrale deI lavoro di Ulivi; uno spazio continuamente fermato nelle sue infinite possibilità fenomeniche e continuamente autogenerantesi. La personale di Brescia testimonia infatti il filo sottile ma rigoroso che lega i lavori dell'artista pistoiese; lavori che si pongono sempre in una dimensione di frontiera, tesa al superamento di sé.

In questa ricerca il geometrismo delle forme - indubbiamente frutto di una disciplina interiore che ricerca nella regola un freno razionale ed una sensibilità inquieta - può così, negli ultimi lavori, addolcirsi di nuovi esiti e vivere di una disposizione più ludica, nei confronti dell'opera, che si traduce in una sorta di felicitas operando: eliminati i progetti sottesi ai primi lavori, l'opera diventa così un elemento in fieri in cui si crea una profonda sintonia con il tessuto più viscerale dell'artista; allora il gesto si fa definitivo e la forma trova una sua temporanea compostezza, temporanea perché l'inquietudine sottile dell'artista tende sempre al travalicamento del limen.

Speculum - nome dei lavori più recenti - è dunque, prima che una definizione o un concetto, un modo di essere: dai geometrismi dialoganti con le note cromatiche di una tela vibrante di impercettibili echi tattili e luminosi si può passare così al perdersi e al dissolversi delle forme in uno spazio musicale che rivendica a sé sempre una nuova e più corposa fisicità.

Ratio et suavis commotio...

Logico è dunque il progressivo abbandono delle superfici bidimensionali - in cui già la sostanzialità del bordo tradiva una ricerca volumetrica - fino all'annullamento della centralità deI quadro di cui il solo perimetro, suggerito solo come supporto dialettico di forme varie ma compostissime, cede poi il posto a singolari "cassette" - labile eco dei "teatrini" di Fontana – ormai "oggetti" e volumi che sembrano quasi suggerire la tridimensionalità come una moltiplicazione dei punti di vista. Sottile messaggio in chiave estetica, sul relativismo che ci avvolge? sull'impossibilità di apriorismi e di assolutismi ? sul rapporto tra il frammento e l'unità? Può darsi. Certo è che Ulivi insinua il germe del dubbio, nel suo dialogo con i materiali, trattati con una manualità sensibile e profonda, nei suoi cromatismi squillanti e sfumati, nel suo ritorno a superfici riflettenti - ed il sobrio rame sostituisce ora gli specchi di precedenti esperienze - che rimandano sempre all'oltre : e dunque - se l'opera è il reale - al non reale, all'indistinto, al sogno, ma anche al "Tutto" alluso in forme metonimiche.Così il percorso suggerito è all'insegna del dinamismo e della libertà: e dalle forme che si proiettano al di fuori di una superficie contingente si può arrivare così a superfici che si moltiplicano all'occhio dell'osservatore o sono insofferenti di una staticità definitiva e 1imitante: e si presentano dunque come opere variabili o fluttuanti in uno spazio con un movimento non più illusorio ma reale.

D'altra parte il finissimo gioco di illusione e realtà, di geometrismo e libera gestualità non è fine a se stessa, ma, nella coerenza di un compostissimo modus operandi, si carica di profonde valenze etiche; perciò l'atmosfera di superiore armonia che riassorbe la molteplicità di ipotesi e suggestioni in una dimensione unitaria diventa visione del mondo: luminosità solare venata soltanto di diafane e impalpabili regioni di ombre.

Articolo apparso sul numero 128 di dicembre 1993 di "Segno"

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