Carlo Franqui

Una festa di colori

Le ultime opere di Giorgio Ulivi sono una festa di colori, una pioggia di colori, un volo di colori.
Danza colorata in continuo movimento, libertà geometrica, geometria umana, irregolare, creatrice, al ritmo della mano e della mente del pittore, senza la rigidità delle linee rette nè delle figure classiche, alternando profondità, ritmo e bellezza.
Le immagini vengono verso di te, i tuoi occhi vanno verso di loro, in uno spettacolare incontro di esultanza pittorica.
Rossi intensi, rosa vibranti, verdi luminosi, bianchi che risplendono sopra intensi azzurri, gialli di alba e tramonto, grigi sobri, neri vivi che vincono la temibile mortalità della loro natura.
Il colore non uccide il disegno, nè il disegno combatte il colore.
Profondità e prossimità equilibrate nella loro disarmonica armonia.
Nessuna fissità nè ripetizione, creazione in movimento continuo, non costruzione.
Ogni opera possiede la propria personalità e tutte – e sono molte – formano una famiglia.
Tradizione e modernità: tradizione in quella capacità italiana, quasi esclusivamente italica, di continua trasfigurazione nella quale perfino la tragedia, il dolore o la morte, si elevano e perdurano grazie alla loro bellezza, immortalità di una bellezza materializzata nella sua trasfigurazione.
Modernità presente e futura.
Difficile intuire come emergono quegli sfondi tracciati su nero o colore nati da fotocopie ingrandite di scrittura e trasformati in disegno, collage serigrafici frammentati, figure dipinte con smalti brillanti sorrette da nobile legno o tela.
La scrittura trascende i segni della sua natura e si mimetizza nel disegno.
Con questa serie Ulivi raggiunge l’apice del suo rigoroso processo creativo.
Malevich o Mondrian, classici moderni e padri della pittura geometrica, dalla quale non si allontana Kandinsky, più musicale e astratto, geometria che nel suo lungo processo è stata elaborata da pittori autentici, a volte con cadute ripetitive da parte dei meno talentuosi, ripetizione astratta o realista, che muore sempre in ginocchio.
Soto, il venezuelano creò prodigiosi cavi pittorici e musicali; Calder, con il suo genio liberò la scultura dalla gravità della materia, mobili o immobili, danzanti all’oscillazione del vento o di un mero afflato, scultura pittorica, litografie che giocano o drammatizzano il loro movimento aereo, replicando il genio picassiano nella creazione della pittura scultorea.
In un’epoca di crisi artistica, sociale e umana nella quale predomina la grettezza di uno sgorbio qualunque venduto a prezzi esorbitanti, solo pochi creatori universali continuano a produrre autentiche opere d’arte, poesia o letteratura. Con le sue opere Ulivi si unisce a questa talentuosa minoranza.
La mediocrità avrà pure il suo mercato ma nasce già morta. La vera arte non muore mai, vive sempre per la voluttà degli occhi, alimento e ricchezza del pensiero e dello spirito.


Carlos Franqui

Traduzione di Giulio Guarducci

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