Carlos Franqui

Ulivi:La musica pittorica

- Pittura - musica: suono spaziale. Luce.
- Luce vibrante, amorosa.
- Geometria di azzurri, la luminosità del colore umanizza lo spazio.
Il quadro, - la notte, si illumina di lampi.
- Il tempo umano - pittorico tempo - si vede, nascere, camminare, stare, abitare nei suoi propri cieli.
- Come se la pittura fosse spazio e tempo in cammino.
- Natura viva.
- Non è l’uomo l’ultima natura?
- Arte, letteratura, poesia, scienza, creazione.
- Non sono le invenzioni di una nuova natura, umana natura? Antenati, natura naturale, natura sociale. Padre, natura individuale.
- Micromondo.
- Esistono stelle, alberi, montagne, mari.
- La città: natura coltivata:
- L’uomo perché esiste?
- Nel suo creare e distruggere, distruggere è facile, creare è difficile.
- L’arte è altra natura.
- Altra storia.
- Unica natura umana con l’amore
- Unica storia.
- Anche la storia, storia senza segno e registri artistici, sparisce.
- Haine, il poeta tedesco, affermava: quando comincia la musica, finiscono le parole.
- Kandinsky capì che la musica poteva essere dipinta, difficile è visualizzarla. Essa fu la protagonista di alcuni dei suo
migliori quadri; nella terra di nessuno, dalla morte della figura, rinasceva una pittura della libertà, dove tutta la memoria spariva.
- Inventò la musica-pittura.
- Molti quadri di Mirò danzano.
- Matisse è una danza.
- I “mobil” di Calder danzano.
- Ulivi, pisano, veneto, pistoiese, toscano, contemporaneo, ha percorso un lungo cammino, dentro la geometria, la luce, la musica, i piani scultorici, lo spazio concreto tagliato di grigi, dividendo il nero, come una ferita, alla ricerca di un volo per la pittura.
- Volo musicale.
- Pensava dipingendo, perché la pittura toscana ha perso nel tempo la sua luminosità meravigliosa.
- Gli azzurri di Fra Angelico.
- I colori vivi della “Primavera” e dell’ “Amore” del Botticelli.
- Le meraviglie del Pontormo.
- Matisse - con Mirò - colorista del secolo, restituisce agli occhi quello che gli impressionisti volevano; una luce nuova, umana, bella:
- Luce “pintora”.
- Colore pittore.
- Che sarebbe del corpo, - il disegno -, senza pittura/colore?
- Il colore che fucila la bruttezza crea il bello.
- Come il sole, il cielo, la notte che viene dai tropici.
- Luce de rumba, più forte del dolore, miseria, tirannia, morte.
- Nella nascita dell’arte contemporanea, se la madre è la cultura occidentale, il tropico è il padre pittore.
- La sua magica maschera cubista-africana,
- I suoi occhi egizi,
- I suoi colori orientali,
- Le sue ombre etrusche, vero? Giacometti, Marini.
- La sua contemplazione e interiorità: pietra nella pietra, pietra viva nell’arte precolombina.
- Ulivi pittore del giorno.
- Ulivi pittore della notte, misteriosa, oscura e chiara.
- Reinventa l’allegria di guardare, vedere, pensare.
- Umanizza la geometria. Illumina l’olio come se fosse acquerello.
- Colore puro. Equilibrio del quadro, nuova armonia.
- Lotta per una libertà.
- Pittorica libertà, che danza, vibra, vive.
- Dipinta libertà.
Carlo Franqui Pistoia 1980



Giorgio Ulivi: la liberta - Pittura

Nella cultura africana e oceanica, madre, tra le altre, dell’arte contemporanea, lo spazio artistico, pittorico - scultoreo, era libero: il collage è, in certa maniera, suo figlio legittimo.

Cèzanne, da parte sua, vede la natura come geometria, i suoi paesaggi e montagne, come sfere, cerchi, cubi, quadrati, rettangoli. Picasso, Braque e il cubismo rendono scultorea la pittura, Matisse, verso la fine della sua vita, lascia il pennello per le forbici e popola lo spazio di figure aeree. Calder, disegna con il filo di ferro e muove la Pittura - Scultura. Altro artista contemporaneo, come Fontana aggiunge nuove libertà che cambiano lo spazio fisso e immobile dell’opera.

Ulivi, affronta la convenzione limitativa della superficie del quadro,: i suoi segni, luci e colori, chiedono di vibrare in assoluta libertà.

Scappano dal quadro.

Nel suo intervento di Villa Martini, Ulivi tenta un cambio totale e momentaneo del vecchio spazio e della sua struttura. Ulivi cambia e fa suoi, il soffitto, le pareti e il pavimento, in funzione di un’arte integrale che sfida lo spazio tradizionale. Il rigore, la bellezza e la vibrazione elettrica dei colori, suoi fedeli compagni, non spariscono dall’opera, sono nuove forme che esigono nuova libertà.

Allegria, avventura, gioco, l’insperato, il piacere di dipingere di guardare, vivono nell’opera, come nel jazz, esplorerà le infinite e continue variazioni creative della partitura pittorica, sempre essa, sempre altra.

Ulivi entra in un mondo sconosciuto, pericoloso e affascinante.

Solo lo sciocco, tuttavia, ripete i gesti dadaisti, solo il frustrato e l’invidioso, tenta, alla fine di un’epoca artistica non comune, che ha cambiato il modo di guardare e della vita umana, un ritorno ad un passato accademico che non rinascerà dalle sue morte ceneri.

Il vero artista continuerà le sue variazioni creative.

Ulivi, fedele alla sua origine, continua il gioco libero della sua musica - pittura.

Testo di Carlos Franqui per la mostra a Villa Renatico Martini a Monsummano Terme 1993



La polvere sbriciolata si sparse per l’aria, le particelle frammentate correvano velocemente sulla terra. Il sole si coprì di una tessitura ocra, la superficie polverosa si spargeva coprendo lo spazio opaco, inerte, la calda polvere oscurò il verde, il rosso, l’azzurro, il nero e il bianco si volatilizzarono e diventarono grigi.
Un raggio cosmico attrasse le particelle disgregate e a forza delle grandi forme disintegrate si trasformò in milioni di forme liberate.


Le microforme cozzarono tra sé e milioni di microcosmi volatilizzati si disintegrarono e coprirono la terra sbriciolata, l’aria svanita, le acque polverose.


Sparite le grandi e piccole forme, la formazione e la disintegrazione, ci fu una pace assoluta nel silenzio di polvere dello spazio morto.


L’uomo che si sbriciolava fece con la sua mano un mulinello, disegnò nelle proprie retine una macchia rossa e nera e sulla linea curva sputò un semicerchio bianco a penetrare il nero rosso. E allora disse: è nato un altro mondo.

Carlos Franqui (trad. Alberto Cappi)


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